Come si calcolano IMU e TASI in caso di separazione o annullamento del matrimonio

L’Avvocato Nicola Ricciardi e l’Avvocato Foligno hanno scritto un articolo per spiegare come calcolare la tassa di proprietà sugli immobili e la tassa sui servizi indivisibili nel caso in cui si verifichi una separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La norma fondamentale in materia è quella di cui al DL 2 marzo 2012, n. 16 convertito con modificazioni dalla L. 26 aprile 2012, n. 44, art. 4 c. 12-quinquies secondo cui “Ai soli fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e successive modificazioni, nonché all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, l’assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione”.

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Viene così assegnata al coniuge assegnatario la soggettività passiva dell’IMU, a prescindere da una sua eventuale percentuale di proprietà sull’immobile.

L’art. 1 c. 707 L 147/13 (che modifica l’articolo 13 del citato decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011) dispone che

“L’imposta municipale propria non si applica, altresì:

c) alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

L’assegnatario, quindi, fruisce dell’esenzione dal pagamento dell’imposta della casa di residenza.

Rimane soggetto passivo l’assegnatario anche nel caso in cui l’immobile, durante il matrimonio, fosse detenuto in comodato gratuito, ma non anche nell’ipotesi di locazione (si veda sul punto la Risoluzione n. 5/DF del Ministero delle Finanze del 28 marzo 2013).

Si accenna solo al fatto che, invece, in tema di Ici, la Cassazione ha ripetutamente sostenuto che il diritto riconosciuto al coniuge, non titolare di un diritto di proprietà o di godimento, sulla casa coniugale, ha natura di atipico diritto personale di godimento e non già di diritto reale (Cassazione civile sez. trib. 14/07/2010 n. 16514; Cassazione civile sez. trib. 21/04/2009 n. 9399).

Relativamente all’Imu, diversamente che all’Ici, il legislatore ha qualificato espressamente il diritto a usare l’ex casa coniugale come diritto reale di abitazione.

La modifica di soggettività passiva ai fini IMU in esame avviene dalla data del decreto di omologazione della separazione consensuale o della sentenza di separazione giudiziale fino al giorno in cui si verifica un fatto che estingue il diritto di godimento della casa.

Conseguentemente sia nel caso di separazione consensuale, sia in quella giudiziale, tra la data di presentazione dell’istanza e la data di emissione del decreto che omologa la separazione consensuale o della sentenza di separazione giudiziale, la soggettività passiva non cambia, perché se anche è avvenuta la separazione di fatto, il nuovo diritto di abitazione sorge solo con il provvedimento del giudice, fino ad allora restando pertanto tenuto al versamento dell’IMU il coniuge proprietario.

Pur in assenza di indicazioni normative esplicite, sì che si applichino in via analogica le altre disposizioni relative all’abitazione principale e pertanto se l’immobile è in categoria A1, A8 e A9, il bene, proprio in quanto equiparato all’abitazione principale, è soggetto a Imu. Eventuali pertinenze della casa assegnata devono seguire il medesimo trattamento del bene principale, nei limiti di un’unità per ciascuna categoria catastale C1, C6 e C7.

In relazione alla TASI, l’art 1 c. 681 L. 27 dicembre 2013, n. 147 dispone che “Nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. L’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo della TASI, calcolato applicando l’aliquota di cui ai commi 676 e 677. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare”.

Pertanto entrambi i coniugi sarebbero solidalmente obbligati a versare l’imposta.

Conseguentemente, in caso di comproprietà, l’imposta, calcolata con l’aliquota prevista per l’abitazione principale, è dovuta da entrambi i coniugi in base alle rispettive quote di possesso, in relazione alle quali va computata anche l’eventuale detrazione riconosciuta dal Comune.

Diversamente, nel caso in cui l’assegnatario non sia titolare di alcun diritto di proprietà (o altro diritto reale) sull’unità immobiliare, egli è tenuto a versare l’imposta (sempre con l’aliquota dell’abitazione principale), nella misura prevista dal regolamento comunale (e nella stessa percentuale gli spetta la detrazione). La restante parte è a carico del possessore, cui compete la detrazione nella stessa misura.

Si chiarisce come la previsione dettata dal comma 675 art. 1 Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (secondo cui la base imponibile TASI coincide con quella prevista per l’IMU) non determinerebbe l’estensione al tributo sui servizi di tutte le agevolazioni dettate nell’IMU e non porta a riconoscere la rilevanza ai fini TASI di un diritto che, per letterale previsione normativa, è valido ai soli fini dell’imposta municipale propria, per cui, in relazione al tributo sui servizi, il coniuge assegnatario che non sia anche proprietario dell’immobile non potrà essere considerato possessore ai fini TASI, ma esclusivamente detentore.

In senso contrario alla suddetta interpretazione si è espresso il Ministero dell’Economia nelle FAQ pubblicate il 4 giugno scorso sul sito del Dipartimento delle finanze (risposta n. 22).

Secondo il MEF, infatti, il coniuge assegnatario è titolare (anche ai fini TASI) del diritto di abitazione. Da ciò consegue che egli, indipendentemente dalla quota di possesso dell’immobile, è il solo soggetto obbligato al versamento della TASI con applicazione dell’aliquota e delle detrazioni, eventualmente previste, per l’abitazione principale.

Si considera che le indicazioni del MEF sono state rilasciate nelle risposte alle FAQ su IMU e Tasi non possono essere ovviamente considerate provvedimenti normativi; si aggiunge come comunque non possa che rinviarsi ai regolamenti comunali (in materia di TASI).

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